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GeoSed 2006

si svolgerà a
Modena a fine settembre 2006

GeoSed 2005
Abstract volumes

GS1 (Messinian)
PDF (532 kb)

GS 2 Abstracts
(PDF - 780 kb
)



La scomparsa di Tor Nilsen
L'omaggio di GeoSed nel ricordo di E. Mutti e
F. Ricci Lucchi

Emiliano Mutti

Dopo una strenua battaglia contro un male incurabile durata cinque anni, Tor Nilsen è spirato il 9 ottobre nella sua casa di San Carlos, in California, tra le braccia della moglie Paula e in presenza dei suoi quattro figli.
Se ne è andato così un geologo ben conosciuto in tutto il mondo che lavorò dapprima al Servizio Geologico di Menlo Park e poi come affermato consulente di società petrolifere in tutto il mondo.
Tor pubblicò oltre 300 lavori scientifici che spaziano dalla sedimentologia delle conoidi alluvionali alle relazioni tra tettonica e sedimentazione e fu certamente uno dei migliori conoscitori della geologia della California e dei suoi complessi bacini sedimentari.
Tor ebbe un particolare rapporto con la geologia italiana e molti, non più “giovanissimi”, ne ricorderanno certamente i motivi. Egli venne qui da noi a metà degli anni 70 per conoscere le torbiditi dell'Appennino settentrionale ed ebbe modo di lavorare sul terreno con Franco Ricci Lucchi e l'estensore di queste righe. In occasione del congresso internazionale di sedimentologia di Nizza, nel 1975,egli contribuì, con la sua passione per le rocce e la sua carica di simpatia, a rendere indimenticabile, per coloro che vi parteciparono, l'escursione sulle torbiditi dell' Appennino.
Forse per una forma di riconoscenza e di affetto, Tor curò, di sua iniziativa, la traduzione in inglese e la pubblicazione per l'American Geological Institute nel 1978 della memoria di Mutti e Ricci Lucchi sulle torbiditi dell'Appennino settentrionale apparsa sei anni prima sulle Memorie della Società Geologica Italiana.
Rimase sempre in contatto con i suoi amici italiani ed in particolare con Guido Ghibaudo.
Tor è stato un eccellente geologo che aveva un grande amore per la geologia di terreno. Nonostante da anni la sua attività principale fosse quella di consulente per l'esplorazione petrolifera, egli rimase tuttavia sempre interessato alla ricerca scientifica e alla sua divulgazione, conducendo innumerevoli seminari di terreno in California ed assumendosi compiti editoriali in cui era maestro. Un atlante dell'AAPG sulle torbiditi di cui, come co-editore Tor si occupò sin quasi alla fine, gli sarà giustamente dedicato.
Per me se ne è andato un amico che mi fu compagno di escursioni indimenticabili.

E.M.


Franco Ricci Lucchi - Ricordo di un amico

Nella primavera del lontano 1973, dopo un mega-congresso AAPG  tenuto nella Disneyland californiana di Anaheim, ebbe luogo un'escursione "ufficiale" nei rilievi a nord-nordest di Los Angeles. La prima guida fu il compianto Prof. Cromwell, allora, per me e non solo per me, una celebrità della geologia americana. La guida successiva mi era, invece, sconosciuta, ma si imponeva per la statura e la criniera rossa al vento; un fisico da vichingo, insomma, in uno scenario tutt'altro che nordico, anzi. Guardai il nome sul libretto: Tor Nielsen, geologo del servizio californiano (o meglio, USGS di Menlo Park). Come si usa in questi casi (c'era anche Emiliano Mutti con me), si fa qualche domanda sugli affioramenti, un po' per curiosità un po' per vedere con chi si ha a che fare. Tor rispondeva con fare sornione e un po' distaccato (almeno sembrava), dando l'idea di saperla lunga. Era il suo stile. Naturalmente (avevamo appena presentato il nostro schema di facies), si cominciò a parlare di torbiditi, cui Tor era alquanto interessato poiché ne aveva a bizzeffe nelle sue zone di rilevamento. Si parlò anche di eventuali collaborazioni, poi, si sa, a volte i discorsi finiscono lì. Invece, due anni dopo, sempre in un contesto caldo e solare, ci si rivide al Congresso IAS di Nizza e nell'escursione appenninica che avevamo preparato con vari colleghi italiani. Dopo il congresso, Nilsen venne in Italia e lo impegnammo in un progetto di ricerca sul campo nella formazione della Laga in Abruzzo. Notammo allora che, a parte qualche inconveniente coi cibi piccanti, questo gigante nordico si trovava molto bene nei climi mediterranei. In Italia tornò varie volte, anche come privato cittadino, e si legò di amicizia con varie persone, tra cui Guido Ghibaudo. Divenne poi sostenitore, quasi, direi, propagandista del "modello" Mutti-Ricci Lucchi in USA e fece pubblicare dall'American Geological Institute, nel 1978, la traduzione da lui curata del nostro articolo del 1972.

Ma non è mia intenzione ricostruire qui la sua figura e i suoi meriti. Vorrei ricordarlo semplicemente così, come un amico, con negli occhi l'immagine della sua figura alta, la sua criniera leonina e la sua andatura dinoccolata, all'epoca della nostra conoscenza sul terreno. Nei momenti tristi si ritorna inevitabilmente a quelli più belli passati insieme.

F.R.L.